Crocifissi.

Cristo si è sacrificato per noi finendo crocifisso. Vediamo solo il suo corpo dai piedi alla vita, il busto e il volto possono essere quelli di ognuno di noi, buoni o cattivi, tutti possiamo finire crocifissi da soli o insieme ad altri, innocenti o colpevoli, com’è successo a Gesù e come continua a succedere di continuo nel mondo. Guerre, distruzioni, violenze, terrorismo, sopraffazione, odio. Le cronache di ogni giorno ci raccontano di stragi, delitti e cataclismi, dove rimangono vittime anche poveri innocenti, insieme a furibondi carnefici. I crocifissi non hanno un volto ma vogliono farci riflettere sul destino dell’uomo che non trova mai pace, che non si accontenta mai, che ogni volta ha bisogno di odiare qualcuno per sentirsi libero. Chi crocifigge e chi viene crocifisso a volte sono la stessa persona, chi giudica e chi viene giudicato. Per fortuna c’è una crocifisso anche per chi sogna ancora, ognuno porta la sua propria croce con la propria sofferenza, nell’eterna ricerca di pace e libertà. “Crocifissi” è iniziato visitando nel tempo tante chiese come mio bisogno di trovare conforto, per una esigenza spirituale, una ricerca di liberazione, di sfogo. Col passar del tempo ho iniziato a selezionare solamente la figura di Gesù in croce, perché più di tutte poteva vestire il mio pensiero e contribuire alla mia liberazione dalla sofferenza. Nell’estate del 2015 è venuta a mancare mia madre che per oltre un anno ha lottato in ospedale per una leucemia acuta. La lunga sofferenza per lei si è interrotta, quella mia e dei miei familiari è continuata. Qui è iniziata forse la sfida più grande che è quella di continuare a vivere nella sua assenza.